
CONNESSI MA NON TROPPO. SOCIAL E DEVICES: USO O ABUSO? LA PAROLA CHIAVE È EQUILIBRIO
Come poter incontrare una nonna che vive lontano?
Come seguire un concerto se non si può affrontare il viaggio per arrivare fino a Londra?
Come seguire quel Master così importante che però si tiene a Boston?
Basta utilizzare un social, una piattaforma digitale, il web ed ecco che possiamo salutare
la nonna, che la stanza si riempie di note musicali, che il professore americano sta facendo lezione davanti
a noi.
È questo l’uso dei social che noi della generazione Z vogliamo diffondere: utile, pratico,
equilibrato, al servizio della persona e della riduzione di distanze altrimenti insormontabili.
Noi della generazione Z, nativi digitali e accusati di essere ossessionati dal cellulare o
dai social, rivendichiamo, quindi, la nostra capacità di utilizzare in modo equilibrato e adeguato le
nuove tecnologie.
I social media e le tecnologie digitali possono infatti diventare strumento per vincere paure, solitudine,
stress e per permettere di continuare a studiare, fare attività fisica, mantenere relazioni con
amici, parenti e perfino con i medici: basta ritornare al recente lockdown per capire quanto la
"sopravvivenza emotiva" di ognuno di noi sia passata attraverso il web.
È chiaro, pertanto, che non è il "medium" a essere negativo o positivo, ma il suo utilizzo e
gli scopi che gli attribuiamo.
E bastano davvero pochi accorgimenti per non diventare schiavi della tecnologia.
Grazie a un "Digital Detox" (https://www.culturedigitali.org/digital-detox-tutti-ne-necessitano-ma-e-davvero-possibile/)si
può dormire tranquillamente spostando il cellulare in un’altra stanza o spegnendolo, si
può fare una breve pausa nell’uso del device ed essere comunque aggiornati, si può
decidere di rimanere collegati solo in alcune ore specifiche della giornata senza per questo sentirsi
"soli".
Disattivare sui cellulari le notifiche o, almeno, il loro suono persistente evita di cadere nel " vamping" o
nel " fomo" (tutte ossessioni da monitoraggio continuo degli aggiornamenti social), mentre non tenere il
cellulare accesso sul comodino mentre si dorme impedisce che il sonno sia disturbato (https://www.hsr.it/news/2020/aprile/coronavirus-come-dormire-benef).
E se i dati di una recente ricerca (https://wearesocial.com/it/blog/2020/01/report-digital-2020-i-dati-global)sottolineano
che l’utente medio nel 2020 spenderà online un tempo pari a oltre 100 giorni, di cui un terzo
di esso, quindi 2 ore e 24 minuti al giorno, sui social media, si può affermare che questo "utente
medio" è sempre più lontano da molti dei GenZers che, come emerso da un sondaggio (https://www.manageritalia.it/it/attualita/), per un
quinto ha disattivato i propri social network e per un terzo ha limitato l’uso dello smartphone ad
alcuni momenti del giorno, anche in pieno lockdown.
Possiamo quindi imparare a non essere sempre connessi, a capire che siamo noi i "padroni" dei social (e non
viceversa), a “distanziarci” dai nostri devices sapendo però che "ci
sono" e che vanno utilizzati ogni qualvolta ne abbiamo bisogno: saranno i nostri tablet, smartphone,
social network e app a permetterci - da remoto - di mantenere un legame affettivo con i nostri
nonni lontani, di studiare seguendo le lezioni di un’università straniera, di fare un brindisi
con gli amici ormai sparsi per il mondo, di consultare i risultati delle analisi mediche o di fare
ginnastica in una palestra virtuale.