FILMOGRAFIA


FILM VARI

A.I. INTELLIGENZA ARTIFICIALE, Steven Spielberg ( USA, 2001 ).

In un futuro abbastanza prossimo, viene attuato un rigido controllo delle nascite a causa dell’insufficienza delle risorse alimentari. La Cybetronics , un’industria produttrice di robot, realizza un automa-bambino, David, per soddisfare il bisogno di affetto di chi non ha figli. Il piccolo David viene affidato ai coniugi Henry e Monica Swinton, il cui primogenito, Martin, è in coma. Vinte le prime diffidenze della mamma adottiva, David si dimostra capace di sviluppare veri e propri sentimenti, fino a quando, imprevedibilmente, Martin esce dal coma. La competizione tra i due bambini provoca una serie di incidenti che convincono Henry della pericolosità di David. Per evitare che il piccolo venga distrutto dall’industria che lo ha prodotto, Monica decide di abbandonarlo in un bosco ed ha così inizio tutta una sequela di situazioni che, esplorando il mondo emotivo dei protagonisti, porterà ad un finale inaspettato. Film di fantascienza in cui l’adozione diviene strumento per dare un figlio a chi non ne può avere e dove trapelano relazioni inerenti ai rapporti genitoriali fra figlio biologico ed adottivo.

BENVENUTI A SARAJEVO, Michael Winterbottom (Gran Bretagna - Usa, 1997).

Michael Henderson è un reporter inglese che documenta gli strazi della guerra in Bosnia. Michael comincia a prendere a cuore le sorti di un orfanotrofio di Sarajevo in cui i bambini ospitati rischiano quotidianamente la loro stessa esistenza. La sua attenzione si punta su Emira, una bimba di nove anni che per tenerezza e dolcezza lo colpisce al punto tale da pensare addirittura di portarla a casa con sé ed adottarla. Messa al corrente la moglie del suo proposito, Michael comincia ad organizzare, tra mille difficoltà, il trasferimento dei bambini dall’orfanotrofio alle nazioni europee che dovranno ospitarli. Il viaggio si dimostra molto pericoloso: alcuni bambini ritenuti musulmani vengono prelevati lungo la strada e riportati indietro. Giunta in Inghilterra, Emira si integra perfettamente trovando una famiglia e la felicità grazie a Michael e alla moglie Helen. Ma da Sarajevo gli amici giornalisti comunicano a Michael che in realtà la madre di Emira è viva e reclama la figlia, nonostante l’abbia abbandonata durante la guerra. Michael ritorna in Bosnia con la ferma intenzione di non restituire Emira ad una madre che in nove anni l’ha vista soltanto due volte, ma è la stessa donna che, parlando al telefono con la figlia e notando che questa non comunica con lei in serbo-croato ma in inglese, si dichiara disposta a firmare la pratica che sancisce di fatto per Emira una nuova vita lontano dalle brutture dei Balcani. Un film che tratta il tema dell’adozione prendendo in considerazione anche il punto di vista del genitore biologico che rinuncia alla figlia, mettendo in primo piano l’interesse di quest’ultima rispetto ai propri bisogni.

CENTRAL DO BRASIL (Estacion Central do Brasil), Walter Salles (Brasile, 1998).

Dora, maestra in pensione cinica e zitella, scrive lettere a pagamento (che non imbuca) per gli analfabeti alla stazione di Rio, finché incappa in Josuè, ragazzino che ha perso la madre ed è alla ricerca del padre. Sebbene controvoglia, lo accompagnerà nel Nordest del paese in un viaggio che le farà riscoprire una intensa emotività. Emerge l’immagine di un paese in cui i meninos de rua, i ragazzi abbandonati nelle metropoli, conoscono precocemente gli aspetti più raccapriccianti della vita, dove i ladruncoli colti con le mani nel sacco sono immediatamente giustiziati e dove falsi centri di adozione nascondono l’orrore del traffico di organi. Uno spaccato di una realtà internazionale lontana dalla nostra ma che può far riflettere sull’importanza di politiche sociali a favore dei minori e sull’imprescindibile e universale valore delle emozioni.

IL CIELO CADE, Andrea e Antonio Frazzi ( Italia, 2000 ) Estate 1944.

Penny e Baby, rimaste orfane di madre e padre dopo un incidente automobilistico, vengono accolte da Katchen, sorella della mamma e Wilhelm, suo marito, intellettuale tedesco di origini ebree, fuggito dalla Germania ed insediatosi in una bella villa toscana. La coppia, con due figlie biologiche, dà alle bambine un’educazione ma dopo un primo momento di difficoltà, culminato con il tentativo di suicidio di Penny (a causa della solitudine e del poco affetto dimostrato dagli zii stessi) la vita nella villa si svolge in un clima di serenità. I grandi avvenimenti storici di quei giorni si accavallano alle vicende familiari ma l’epilogo tragico del film si traduce nel suicidio di Wilhelm stesso, incapace di accettare il dolore per l’uccisione della moglie e delle figlie biologiche; solo Penny e Baby, si salvano (solo perché al collo portano una croce) e restano nuovamente sole con il loro pesante bagaglio sulle spalle. Il film scandaglia le difficoltà di integrazione anche all’interno di una famiglia biologica allargata e rende emozionalmente partecipi delle implicazioni che le diversità in sé possono comportare.

LA GUERRA DI MARIO, Antonio Capuano (Italia, 2005).

Mario, nove anni, proveniente da un quartiere periferico di Napoli, è stato dato in affidamento temporaneo a Giulia e Sandro, una coppia di quarantenni dell’alta borghesia. Il suo stato psicologico ed il suo carattere "particolare", dovuto ai maltrattamenti subiti nella famiglia d’origine ed ai problemi di adattamento alla nuova realtà a lui completamente sconosciuta, rendono non facile il rapporto con i nuovi referenti genitoriali. Questi ultimi, per altro, appaiono come due persone che non hanno autenticamente affrontato (nè su di un piano personologico che di coppia) le proprie problematiche in merito alla genitorialità ed a tutte le sue implicazioni. Sebbene le dinamiche familiari e scolastiche del bambino sembrino venir monitorate sia da una psicologa, da una tutrice legale, che dal giudice del Tribunale per i Minorenni che ha emesso il provvedimento di affido, le confusività fra competenze e ruoli dei genitore affidatari e biologici che si accavallano nella multiproblematicità del caso, portano alla auspicabile revoca dell’affido a Giulia. La scelta frettolosa di reinserire immediatamente il piccolo Mario all’interno di un’altra famiglia con figli biologici, lascerà il piccolo, con tutti i suoi gravi disagi psicologici e sociali, per l’ennesima volta solo con se stesso. Crudo spaccato sociale su alcune scelte che, se non professionalmente vagliate, possono rischiare di aggravare situazioni già compromesse. Attenzione alla terminologia usata in merito all’istituto dell’affido familiare, piuttosto che dell’adozione che, appare estremamente confuso e quasi sovrapponibile.

KOLJA, Jan Svĕràk (Repubblica Ceca, 1996) Praga, 1988.

Louka Frantisek, un violoncellista espulso dalla Filarmonica per un futile diverbio con un burocrate del regime comunista, sbarca il lunario suonando ai funerali e restaurando tombe. Oberato dai debiti, in cambio di denaro accetta di sposare una ragazza russa in cerca della cittadinanza cecoslovacca, nonostante sia uno scapolo impenitente. Pochi giorni dopo il matrimonio, la donna fugge in Germania lasciando suo figlio Kolja, di soli cinque anni, presso Louka. Questi, infastidito dalla presenza del piccolo, dapprima fa domanda per l’affidamento ai servizi sociali, ma poi, sempre più consapevole del proprio ruolo di padre adottivo, prende a occuparsene amorevolmente. La burocrazia di regime, tuttavia, inizia a sospettare del musicista e del suo matrimonio fasullo: Kolja rischia di essere spedito in un orfanotrofio in Russia e Louka potrebbe avere grossi guai con la giustizia. A salvarli sarà la cosiddetta "rivoluzione di velluto", la pacifica insurrezione popolare che metterà fine al regime comunista: Kolja torna da sua madre e Louka viene reintegrato nella Filarmonica.
"Kolja", pellicola esplicita sul tema dell’affido di un minore ad un singolo individuo: due mondi "diversi" che si incontrano/scontrano, in cui ben vengono alla luce le implicazioni psicologiche che, prorompentemente, tal situazione comporta.

LADYBIRD LADYBIRD, Ken Loach (Gran Bretagna, 1994).

Maggie conosce in un pub Jorge, un esule paraguaiano. I due stringono un’affettuosa amicizia e la donna racconta il suo passato, fatto di esperienze violente e vessazioni ad opera di partner aggressivi ed egoisti e di come le siano stati sottratti, dal servizio sociale inglese, i suoi quattro figli, perchè ritenuta inadatta al ruolo di madre. Maggie cerca di riottenere l’affidamento dei suoi bambini, ma il Tribunale non glielo concede e, insieme a Jorge decide di formare una famiglia e di avere un altro figlio; nasce una bambina, amorevolmente accudita, il cui affidamento le viene però subito tolto perchè ritenuta anche ora, ideologicamente, incapace di educare. Dopo la lettura della sentenza, Maggie esprime tutta la sua rabbia ma, a dispetto delle tensioni accumulate, dà alla luce una nuova bambina, che, per l’ennesima volta le viene allontanata. L’amore coniugale fra i due adulti però resiste ed il film lascia intravvedere un futuro in cui, al di là delle rigidità di un sistema sociale, la coppia stessa potrà crescere altri tre figli, sebbene abbia perso la possibilità di rivedere i minori a loro precedentemente sottratti.
Pellicola cinematografica da cui estrapolare solo alcuni iniziali stralci che possono risultare significativi, accompagnati dal commento di un esperto, per una riflessione sulle difficoltà psicologiche che un passato difficile può lasciar in eredità.

LEZIONI DI VOLO, F. Archibugi (Italia, 2007).

Due adolescenti, di cui un giovane di origine indiana adottato da una coppia italiana, cercano una via di fuga alla loro vita partendo per l’India ed adducendo, proprio come motivazione, la crisi di identità ed il bisogno di tornare alle proprie origini, del ragazzo adottivo. All’interno della avventurosa vicenda, trova spazio pure la crescita emotiva e la riscoperta delle personali radici di uno dei protagonisti, le cui vecchie relazioni familiari vengono in qualche modo a reintrecciarsi con la più recente appartenenza familiare.
La pellicola, in cui l’adozione è trattata solo a latere, permette comunque di cogliere l’importanza dell'appropriarsi autentico della propria storia personale.

MATILDA SEI MITICA (Matilda), Danny De Vito (USA, 1996).

Tratto da un romanzo di Roald Dahl, Matilda, ragazzina di vispa intelligenza non compresa da genitori gretti e poco capaci e da una preside dispotica, fa amicizia con una giovane insegnante comprensiva e si scopre in possesso di facoltà telecinetiche che impara ad utilizzare nella scuola e nella vita. Detta insegnante, figlia adottiva della terribile preside, decide di prenderla in adozione e di sottrarla così alle angherie dei genitori che non riescono ad apprezzarne la sensibilità e la vivacità.
Una sorta di commedia americana che denuncia l’incapacità di un autentico e rispettoso ascolto verso i minori anche da parte dei genitori biologici: sono il rispetto, la sensibilità, la comprensione le chiavi di una condivisione affettiva che può strutturarsi in senso familiare.

MI CHIAMO SAM, Jessie Nelson (Usa - Germania, 2001 ).

Sam Dawson è una persona con un evidente ritardo cognitivo, nonostante tale handicap è padre di Lucy, una bambina avuta da una donna fuggita subito dopo il parto. Insieme ad Anne, una vicina di casa e ad altri amici disabili, Sam educa e cura amorevolmente Lucy trascorrendo gran parte del suo tempo libero con lei. Al settimo anno di età, però, i servizi sociali decidono di togliere Lucy al padre, non ritenuto all’altezza di gestire la crescita della bambina e di affidarla ad un’altra famiglia. Per Sam il provvedimento è drammatico ma grazie all’aiuto di Rita, un avvocato in carriera, intenta una causa per riavere la custodia della figlia ma il giudice decide di affidare Lucy ad un’altra famiglia. Il padre però non si rassegna, si trasferisce vicino alla casa dei genitori affidatari e si trova un nuovo lavoro che gli permetta di stare più vicino alla figlia. Sia Rita, madre frustrata di un bambino di otto anni, che Randy, la mamma affidataria di Lucy, comprendono che non si può separare Sam da Lucy. Al riesame del caso da parte dei Servizi Sociali, Sam ottiene di nuovo la custodia della figlia, ma accetta l’aiuto di Randy e Rita, per dare a Lucy la presenza di una figura materna ed un ulteriore supporto che lui non può, completamente, offrire lei.
Film in cui il valore e l’autenticità dei sentimenti ha il sopravvento rispetto a delle rigide categorie diagnostiche che riducono le potenzialità della persona a vacui parametri statistici di intelligenza più che alle sue intrinseche capacità affettive e relazionali.

NUOVO CINEMA PARADISO, Giuseppe Tornatore (Italia-Francia, 1988).

Salvatore Di Vita, regista affermato a Roma, torna dopo 40 anni nel natio paese siciliano per i funerali di Alfredo, uomo illetterato e di buon cuore che lavorava nel cinematografo del paese e che, durante la sua infanzia, gli insegnò ad amare il cinema. Il funerale di Alfredo, l’uomo che ha sostituito la figura paterna, diventa così l’occasione per confrontarsi col proprio passato e con le persone che avevano popolato la sua giovinezza; anche il Nuovo cinema Paradiso, oramai chiuso ed in disuso da anni, sembra aver perso il suo splendore e Salvatore non può che assistere inerte alla sua demolizione, anche se il significato profondo del legame affettivo con Alfredo, come l’inaspettato regalo lasciatogli dall’amico, resta indelebile in lui.
Film molto piacevole in cui viene sottolineato come la conoscenza reciproca, una certa vicinanza amorevole ed il rispetto fra persone, adulti o bambini che siano, permette la creazione di legami che travalicano il tempo e le legali codifiche sui rapporti familiari.

OLIVER TWIST, Roman Polanski (Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Francia, Italia, 2005).

Inghilterra, prima metà dell’Ottocento. Oliver Twist è un orfano, ospite di uno squallido istituto diretto dal perfido mister Bumble, fin da quando la madre, morta per le conseguenze del parto, lo ha messo al mondo. Compiuti i nove anni, Oliver, affidato dietro compenso dell’orfanotrofio alla famiglia Sowerberry, da cui subisce ripetutamente vessazioni, decide di fuggire verso Londra. Qui, entra a far parte della banda di ladruncoli organizzati da un uomo senza scrupoli e viene arrestato durante un colpo ai danni di mister Brownlow. Scagionato, viene poi accolto dallo stesso Brownlow e, per la prima volta, trattato con affetto e rispetto. Riacciuffato però dalla banda, diviene ostaggio di un rabbioso Sykes ma, alla fine potrà finalmente e serenamente vivere con il signor Brownlow.
Il film verte, come è tipico della letteratura del XIX secolo, sull’adozione come riflesso di una nuova attenzione alla figura dell’orfano e, di fatto, contribuì a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la piaga sociale dell’infanzia abbandonata.

LA PICCOLA LOLA, B.Tavernier (Francia, 2005).

Particolare esperienza di adozione internazionale vissuta da una giovane coppia francese, abbandonata a se stessa, in una Cambogia "fabbrica" di bambini adottabili e la loro odissea interiore fra i diversi stati d’animo con cui entrano in contatto durante il loro viaggio per divenire genitori adottivi. Spunti di riflessione che spaziano dalla difficile consapevolezza del non poter divenire genitori biologici, al travaglio (frutto di un personale e coniugale modo d’essere), in merito al passaggio verso una scelta così importante.
Il film denuncia le particolari modalità con cui in Francia fino a tempi piuttosto recenti, si poteva attuare l’adozione; tale documento ha poi permesso alle Autorità francesi di rivedere, nella realtà, la prassi dell’abbinamento adottivo in campo internazionale.

IL PICCOLO ARCHIMEDE, Gianni Amelio (Italia, 1979).

Anni Trenta: il professor Heines (rispettoso e sensibile critico d’arte inglese in Toscana con la sua famiglia per un periodo di studio) intuisce le incredibili capacità intellettuali di Guido, figlio di un contadino e orfano di madre. Stimolato dallo studioso, il bambino dimostra un grande talento per la musica e, soprattutto, per la matematica. Quando Heines torna per un breve periodo in Inghilterra, Guido è adottato da una ricca signora, proprietaria della terra sulla quale vive e lavora il padre del bambino. La donna vede nel piccolo la compensazione di un suo desiderio di maternità frustrato, sottesa ad una concezione dell’adozione tesa a dare più un bambino a chi è privo di figli anziché una famiglia a chi ne ha bisogno. Al suo ritorno in Toscana, Heines apprenderà che Guido si è suicidato in seguito allo stato di depressione causato da questo nuovo stile di vita.
Sebbene non sia è un film incentrato sul tema dell’adozione, costituisce un documento per illustrare le differenze tra l’adozione concepita come atto di generosità, rivolto unicamente a dare al bambino condizioni di vita migliori di quelle della famiglia di origine ed adozione intesa a garantire soprattutto un substrato affettivo indispensabile ad una crescita psico-emotiva equilibrata.

RICOMINCIA DA OGGI (Ça commence aujourd’hui), B. Tavernier (Francia,1998).

A Harnaing (Nord Est della Francia), in una zona mineraria dove la disoccupazione è molto alta ed è all’origine di un profondo degrado sociale, Daniel, direttore di una scuola materna, combatte contro burocrazie ottuse, servizi sociali insufficienti, genitori assenti, ispettori parolai, colleghi integrati, amministratori inetti ed aridi. L’uomo si prende cura di due bambine abbandonate dalla madre alcolizzata e il suo gesto diventerà un caso nazionale.
Film che tende a sottolineare la rilevanza e le ripercussioni che può avere la ribellione anche di una singola persona.

SEGRETI E BUGIE (Secrets and Lies), Mike Leigh (Gran Bretagna, 1996).

Hortense, una giovane optometrista di colore, all’indomani della morte dei genitori adottivi decide di conoscere le proprie origini e, per questo, si rivolge ai servizi sociali che, in base alle leggi vigenti inglesi, le forniscono le informazioni utili per risalire all’identità dei genitori biologici. Fra fratelli di sangue ed infertilità celate, si sviluppa un grande melodramma sul quotidiano in cui ipocrisia, menzogne ed occultamenti porteranno a relazioni intrafamiliari in cui biologico ed adottivo si intrecciano.
Film, ambientato in una Londra dei nostri giorni, che scandaglia le fantasie, le paure ed i desideri di una figlia adottiva nei confronti della ricerca delle proprie origini e delle motivazioni che hanno portato alla propria storia d’adozione.

VAI E VIVRAI (VA, VIS ET DEVIENS), Radu Mihaileanu (Belgio, Francia,Israele,Italia, 2005).

In Etiopia, durante la carestia del 1984-85, la popolazione di religione ebraica poté contare sull’aiuto di Israele e degli Stati Uniti ed ebbe la possibilità di raggiungere la Terra Promessa per il progetto denominato "Operazione Mosè". Schlomo, benché non sia ebreo e non possa vantare una discendenza semita, viene convinto dalla madre a mentire e a fingersi ebreo per sfuggire alla morte. Arrivato in Israele il ragazzo si finge orfano e viene adottato da una famiglia di ebrei sefarditi provenienti dalla Francia. Ma si può crescere con il continuo timore che la propria doppia menzogna venga scoperta? Si può dimenticare la propria terra e la propria madre? Crescendo Schlomo scoprirà la cultura occidentale, i pregiudizi razziali e la guerra nei territori occupati. Né ebreo, né orfano, in fondo non è che un individuo come tanti altri, con una profonda nostalgia della madre che spera un giorno di ritrovare.

FILM D'ANIMAZIONE

LA GABBIANELLA E IL GATTO, Enzo D’Alò (Italia, 1998).

Per tener fede alla promessa fatta alla madre morente, il gatto Zorba alleva la gabbianella Fortunata, nata dall’uovo che ha amorevolmente accudito: l’uccellino finisce per credersi un gatto, e solo dopo essere stata catturata dai topi ed essere stata salvata da Zorba ed i suoi amici, riuscirà ad essere informata sulle sue origini, a prendere coscienza della sua vera identità ed a imparare anche a volare.
Cartoon tutto italiano, tratto dal racconto "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" di Luis Sepulveda, si struttura come una favola sull’affettività e sul rispetto della diversità.

IL LIBRO DELLA GIUNGLA, Walt Disney (USA,1967).

Un neonato è stato abbandonato nella giungla indiana. Trovato e accudito da una famiglia di lupi il bambino impara a vivere assieme agli altri cuccioli ed animali. Oramai grandicello, Mowgli incontra nella foresta un la pantera Bagheera e l’orso Baloo che lo adotta come figlioccio per insegnargli la sua filosofia di vita. La giungla è però piena di insidie. Alla fine comunque i protagonisti se la cavano da ogni impiccio.
Il film d’animazione è stato tratto dai racconti di Rudyard Kipling e narra di come ci si possa prendere cura di un "cucciolo" non nato da sè, crescerlo ed amarlo pur nella completa diversità che contraddistingue i diversi protagonisti e coprotagonisti di questa divertente storia.

PETER PAN, Walt Disney ( USA , 1953).

Wendy è una ragazzina che ama raccontare ai suoi fratelli minori, Gianni e Michele, storie su Peter Pan, il quale, in cerca della sua ombra persa qualche giorno prima a casa Darling, incontra Wendy, Gianni e Michele. Grazie alla polvere magica della gelosa fatina Trilly i bambini giungono all'Isola che non c’è. Peter Pan fa conoscere ai suoi nuovi amici i Bambini sperduti e tutti fanno subito amicizia. Wendy viene nominata "Mamma" e deve gestire tutti i bambini, accudendoli e raccontando loro delle storie, ma si rende anche conto che i suoi fratelli si stanno scordando della loro "vera mamma", così decide di portarli a casa e con loro tutti i bambini sperduti.
È la trasposizione cinematografica dell’omonima opera di James Barrie, a cui sono seguite diverse rivisitazioni. Si tratta in modo esplicito di bambini che non hanno più i genitori " bimbi sperduti" e nella canzone "Cos’è una mamma", cantata da Wendy, viene spiegato il significato di questo ruolo senza conferire alcun valore assoluto ed insostituibile alla genitorialità biologica.

IL PRINCIPE D’EGITTO (The Prince of Egypt ), Chapman-Hickner-Wells ( USA , 1998).

Affidato alle acque del Nilo per sfuggire all’editto del faraone Seti che condannava a morte i neonati ebrei, Mosè viene salvato proprio dalla moglie di Seti che lo alleva insieme a suo figlio Ramses. Cresciuto, Mosè scopre le proprie origini, abbandona i fasti della famiglia adottiva, riceve l’investitura divina e, opponendosi al fratello diventato faraone, guida il popolo ebreo verso la Terra Promessa.
Cartoon storico in cui, più che l’adozione in sé, sono le scelte personali che portano ad una differenziazione dei due fratelli e del compito che ognuno di loro, all’interno di una loro specifica realtà e di un proprio disegno, devono portare a compimento.

STUART LITTLE - UN TOPOLINO IN GAMBA, Rob Minkoff (USA,1999).

I coniugi Little, genitori del piccolo George, adottano Stuart, un giovane e simpatico topolino dalle qualità umane, che fa di tutto per cercare di inserirsi nella sua nuova famiglia. Il nuovo arrivato non è però ben accettato anche dal gatto di famiglia, Fiocco di neve, che poco entusiasta all’idea di avere un topo come padroncino, farà di tutto per levarselo dalle zampe. Stuart, di fronte a queste difficoltà, sfodera tutto il suo coraggio e la sua simpatia e con avventurose e divertenti peripezie conquista l’amore di tutta la sua nuova famiglia.
La storia appare come una metafora antirazzista che induce a superare anche l’ostacolo della più evidente diversità, permettendo l’accettazione completa dell’altro all’interno di un nucleo familiare già strutturato.

TARZAN, Kevin Lima, Chris Buck (USA, 1999).

Una nave fa naufragio al largo delle coste africane. Sopravvive una coppia con un bambino piccolo; raggiunta la terraferma, essi costruiscono una capanna sugli alberi, ma i genitori cadono vittima di una belva feroce. Il neonato, sopravvissuto, è adottato da un gruppo di scimpanzè che si prende cura di lui. Tarzan cresce fra una madre amorevole, un padre in conflitto con se stesso rispetto a tale scelta ed un gruppo di amici che, alternativamente, lo accettano e lo allontanano. Entrato poi in contatto con una spedizione di uomini, comincia ad interrogarsi sulle proprie origini.
Riuscita riduzione Disney del celeberrimo romanzo di Edgar Rice Burroughs, valorizzata dalle canzoni originali di Phil Collins. È questo un tipo di adozione particolare in cui, grazie al legame affettivo che si crea prevalentemente fra la mamma scimmia e Tarzan, diventa possibile superare le barriere della diversità, prendendosi cura di un cucciolo di una razza diversa dalla propria.

T COME TIGRO ...E TUTTI GLI AMICI DI WINNIE THE POOH, Walt Disney (USA, 2000).

Nel bosco Tigro vive insieme ad alcuni ottimi amici, ma è triste perchè non ci sono altri tigrotti come lui con cui possa andare a saltellare. Decide quindi di attraversare il bosco per andare alla ricerca dei suoi simili e del proprio nucleo familiare originario. Gli amici però non gli permettono di andare da solo e travestendosi da tigrotti come lui, decidono di accompagnarlo nel suo viaggio. Tigro, dopo mille avventure, comprenderà che l’affetto dei suoi amici ha un grande valore e che l’essere famiglia ed il sentirsi legati affettivamente agli altri, travalica le somiglianze fisiche e razziali che possono distinguersi.
Cartoon ben confezionato in cui l’importanza ed il valore dei legami di appartenenza e di condivisione con gli altri viene reso ben esplicito anche per bambini molto giovani.