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CEFALEE PRIMARIE

Le forme più frequenti delle cefalee primarie, diagnosticate in base a particolari caratteristiche cliniche in relazione alla frequenza, intensità, durata e regione del capo interessata dal dolore, vengono distinte in:

• emicrania

• cefalea muscolo tensiva

• cefalea a grappolo

EMICRANIA

L'emicrania senz'aura è caraterizzata da attacchi ricorrenti di dolore, spesso da un solo lato del capo o del volto, generalmente il regione frontale-temporale-oculare, oppure nucale, di tipo pulsante (come un martello che batte), che si può aggravare con l'attività fisica, con il movimento (salire le scale, abbassare il capo) rendendo difficoltosa l'esecuzione delle abituali attività quotidiane: gli attacchi dolorosi possono iniziare anche da entrambi i lati del capo, oppure alternarsi prima da un lato e poi dall'altro, in qualsiasi momento della giornata.

L'intensità del dolore è moderata, ma più frequentemente molto forte al punto da dover interrompere qualsiasi attività di lavoro e costringere il soggetto a letto, possibilmente in una camera al buio e insonora.

Può durare da qualche ora a 2-3 giorni consecutivi e la sua frequenza è variabile da pochi attacchi all'anno o 2-3 volte al mese o essere presente per più di 15 giorni al mese, diventando una forma cronica.

È accompagnata da fastidio alla luce (fotofobia), ai suoni (fonofobia), agli odori (osmofobia); può essere presente nausea e/o vomito, che limitano l'assunzione del cibo durante l'attacco, creando inappetenza; ma tra un attacco e l'altro vi è completo benessere.

Spesso gli sbadigli, il malumore, irritabilità, la depressione, il senso di fame, possono essere sintomi che preannunciano un attacco di mal di testa.
Così come alla scomparsa del dolore può residuare astenia, sonnolenza che possono durare alcune ore.

Importanti sono i fattori che si associano all'emicrania come la spossatezza, l'astenia, brividi, estremità fredde, sensazione vertiginosa, annebbiamento della vista.

L'aura

L'emicrania è detta con aura quando è preceduta da sintomi neurologici, completamente reversibili e di breve durata (da 5 a 20 minuti e mai oltre i 60 minuti), presenti dal lato opposto a quello ove sarà avvertito il mal di testa.
Gli attacchi dolorosi rispetto all'emicrania senz'aura sono meno frequenti e hanno un andamento nel tempo più irregolare rispetto agli attacchi di emicrania senz'aura, in quanto possono ricomparire dopo lunghi periodi di remissione.
Più frequenti sono i sintomi visivi quali l'annebbiamento della vista, lampi o bagliori colorati, scintille luminose, visione deformata degli oggetti; seguono disturbi della sensibilità, come formicolii o ridotta sensazione tattile a partire dalla mano che si diffondono all'avambraccio e alla gamba, non superando mai il gomito o il ginocchio,
ed infine alle labbra e al volto; oppure compare un disturbo della forza di un'estremità o del linguaggio per difficoltà di esprimersi, o disturbi di altro tipo (disturbi della coscienza, confusione, squilibrio).

Anche se raramente, l'aura può iniziare contemporaneamente al mal di testa; oppure durare olre i 60 minuti, ma non superare mai una settimana; può non essere seguita dal consueto mal di testa.

Gli attacchi di emicrania con aura possono più spesso manifestarsi al risveglio, ma non vi è comunque un orario preciso d'insorgenza.

CEFALEA MUSCOLO TENSIVA

La cefalea di tipo tensivo, detta anche in passato da contrazione muscolare,perché causata da una involontaria contrazione dei muscoli del cuoio capelluto, della fronte, delle tempie, del collo, delle spalle per stress o tensione o stato ansioso.
È caratterizzata da un dolore cupo, persistente, descritto come un senso di oppressione o di pesantezza al vertice, costrittivo descritto come a “fascia”, a “cerchio alla testa”; non è pulsante ed è spesso diffuso a tutto il capo oppure localizzato in regione occipitale o a livello degli occhi, sempre bilateralmente.
Spesso la cefalea inizia in tarda mattinata o primo pomeriggio.

L’intensità del dolore è lieve o moderata e a differenza dell’emicrania non si aggrava con il movimento o l’esercizio fisico non impedendo le normali attività quotidiane; mentre la pressione dei muscoli tesi, contratti la può peggiorare.

Raramente si associa a nausea e mai a vomito, o a fastidio alla luce o ai suoni, ma mai contemporaneamente; mentre può essere accompagnata da rigidità ai muscoli della nuca o del collo (può aiutare assumere una posizione corretta alla scrivania o cambiare cuscino o materasso) e da manifestazioni ansiose o da umore depresso.

Gli attacchi hanno una durata variabile da mezz’ora a sette giorni consecutivi; possono essere episodici o assumere un andamento cronico perché durano per più di 15 giorni al  mese.

CEFALEA A GRAPPOLO

Il termine “a grappolo” è riferito al susseguirsi di più attacchi in un periodo di tempo che può durare da 3 a 16 settimane con intervalli liberi dal dolore superiori a due settimane nella forma episodica; questi periodi possono presentarsi a intervalli molto variabili da sei mesi a cinque anni, ma solitamente vi è una frequenza più regolare di due periodi nell’ambito di un anno con una cadenza stagionale, o in primavera o in autunno.
Gli attacchi possono presentarsi ogni giorno per più di un anno consecutivamente nella forma cronica.
Durante “il grappolo” gli attacchi avvengono mediamente da 1 a 3 a un massimo di 8 attacchi nelle 24 ore, sempre alla stessa ora, principalmente nelle ore notturne.

L’attacco di cefalea è breve con una durata variabile da 15 a 180 minuti e si caratterizza per un dolore così forte, lancinante, che viene anche detta cefalea da suicidio; il dolore è sempre localizzato da un solo lato, in regione orbitaria e sovraorbitaria, con irradiazione alla tempia, alla mandibola, al naso, all’arcata dentaria o al mento.

Si accompagna ad abbassamento della palpebra con intensa lacrimazione e irritazione della congiuntiva che diventa arrossata e a modificazioni del diametro della pupilla; il naso diventa chiuso con secrezione ed è presente arrossamento della metà del volto interessata con sudorazione dallo stesso lato, ma anche dall’altro lato.
Durante l’attacco il soggetto non riesce a stare fermo poiché mantenere una qualsiasi posizione ferma aumenta il dolore, da indurlo  a percuotere il capo con le braccia o contro una parete, in uno stato di estrema agitazione.

A differenza dell’emicrania non si accompagna mai a nausea o vomito e in particolare all’aura.
È una cefalea molto rara che si presenta soprattutto negli uomini.

 

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